23.03.2013 14:22

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Il termine fotografiadal greco antico φῶς, phôs, luce e γραφή, graphè, scrittura o disegno, rappresenta la sintesi del processo ovvero "disegno della luce

 
La fotografia è un processo per la registrazione permanente e statica di un'immagine, proiettata per mezzo di un sistema ottico su un elemento fotosensibile: emulsione chimica per la fotografia fotochimica, ovvero quella tradizionale dalle origini ai giorni nostri, sensore elettronico per la fotografia elettronica, oggi digitale.

Con il termine fotografia si indicano tanto la tecnica quanto l'immagine ripresa e, per estensione, il supporto che la contiene.

L'estrema versatilità di questa tecnica ne ha consentito l'utilizzo nei campi più diversi delle attività umane, dalla ricerca scientifica all'intrattenimento, dalla pubblicità al giornalismo, fino a consacrarla come autentica forma d'arte.

 

 

Storia [modifica]

La parola fotografia deriva quindi dalle due parole greche: luce (φῶς | phôs) e grafia (γραφή | graphè). Fotografia significa quindi scrittura con la luce. La fotografia nasce dai risultati ottenuti sia nel campo dell'ottica, con lo sviluppo della camera oscura, sia in quello della chimica, con lo studio delle sostanze fotosensibili. La prima camera oscura fu realizzata molto prima che si trovassero dei mezzi chimici per fissare l'immagine ottica in essa prodotta; il primo ad applicarla in ambito fotografico fu il francese Joseph Nicéphore Niépce, cui convenzionalmente viene attribuita l'invenzione della fotografia, anche se studi recenti rivelano tentativi precedenti, come quello di Thomas Wedgwood.

Nel 1813 Niépce iniziò a studiare i possibili perfezionamenti alle tecniche litografiche, interessandosi poi anche alla registrazione diretta di immagini sulla lastra litografica, senza l'intervento dell'incisore. In collaborazione con il fratello Claude, Niépce cominciò a studiare la sensibilità alla luce del cloruro d'argento e nel 1816 ottenne la sua prima immagine fotografica (che ritraeva un angolo della sua stanza di lavoro) utilizzando un foglio di carta sensibilizzato, forse, con cloruro d'argento.

L'immagine non poté essere fissata completamente, e Niépce fu indotto a studiare la sensibilità alla luce di altre sostanze, come il bitume di Giudea, che diventa insolubile in olio di lavanda dopo l'esposizione alla luce.

La prima produzione con la nuova sostanza fotosensibile risale al 1822. Si tratta di un'incisione su vetro raffigurante papa Pio VII. La riproduzione andò distrutta poco dopo e la più antica immagine oggi esistente fu ottenuta da Niépce nel 1826, utilizzando una camera oscura il cui obiettivo era una lentebiconvessa, dotata di diaframma e di un basilare sistema di messa a fuoco. Niépce chiamò queste immagini eliografie.

Nel 1829 fondò con Louis Daguerre, già noto per il suo diorama, una società per lo sviluppo delle tecniche fotografiche. Nel 1839 il fisico François Aragopresentò all'Accademia delle scienze francese il brevetto di Daguerre, chiamato dagherrotipo; la notizia suscitò l'interesse di William Fox Talbot, che dal1835 testava un procedimento fotografico, la calotipia, e di John Herschel, che lavorava, invece, su carta trattata con sali d'argento, utilizzando un fissaggio a base di tiosolfato sodico.

 

Nello stesso periodo, a Parigi, Hippolyte Bayard ideò una tecnica usando un negativo su carta sensibilizzata con ioduro d'argento, dal quale si otteneva poi una copia positiva. Bayard fu però invitato a terminare gli esperimenti per evitare una concorrenza con Daguerre.
 
Lo sviluppo del dagherrotipo fu favorito anche dalla costruzione di apparecchi speciali dotati di un obiettivo a menisco acromatico ideato nel 1829 daCharles Chevalier.

Tra il 1840 e il 1870 i processi e i materiali fotografici vengono perfezionati:

  • nel 1841 François Antoine Claudet rinnova la ritrattistica introducendo lastre per dagherrotipia a base di cloruro e ioduro d'argento, che consentono pose di pochi secondi;
  • nel 1851 Frederick Schott Archer propone il procedimento al collodio che sostituisce la dagherrotipia e la calotipia.
  • Tra il 1851 e il 1852 vengono introdotte l'ambrotipia e la ferrotipia, per ottenere positivi apparenti incollando un negativo su lastra di vetro a un supporto di carta o panno neri, o di metallo brunito;
  • nel 1852 viene istituita a Firenze la più antica azienda al mondo nel campo della fotografia: la Fratelli Alinari.
  • Nel 1857 compare il primo ingranditore a luce solare a opera di J. J. Woodward;
  • nel 1859 R. Bunsen e H. E. Roscoe realizzano le prime istantanee con lampo al magnesio. Le prime immagini a colori per sintesi additiva si devono a J. C. Maxwell (1861), mentre quelle per sintesi sottrattiva sono state introdotte da Louis Ducos du Hauron (1869). R. L. Maddox porta una novità: le lastre con gelatina animale come legante.
  • Infine, nel 1873 H. Vogel scopre il principio della sensibilizzazione cromatica e realizza le prime lastre ortocromatiche.

 

Voci correlate [modifica]

 

 
Aberrazione (ottica)
Associazione fotografi
Astrofotografia
Bracketing
Camera oscura
Camera oscura (sviluppo fotografico)
Federazione Italiana Associazioni Fotografiche
Dagherrotipia
Diapositiva
Effetto flou
Flash fotografico
Fotocamera
Fotocamera digitale
Fotocamera stereoscopica
Foto-finitura
Fotogenia
Fotografo
Immagine cinematografica
Fotografia d'arte
Fotografia digitale
Fotografia di viaggio
Fotografia documentaria
Fotografia naturalistica
Fotografia panoramica
Fotografia paesaggistica
Fotografie post mortem
Fotografia stenopeica
Fotografia subacquea
Fotopoesia
Fototitolatrice
Fratelli Alinari, 
Gabinetto Fotografico Nazionale
Lomografia
Luce inattinica
Macrofotografia
Metodo diagonale
Multivisione
Photocrossing
Pittofotografia
Prospettiva
Polaroid
Raw (fotografia)
Storia della fotografia
Stereoscopia
Telefoto
Zoom burst
 
 

 

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